Ricorso al Consiglio di Stato contro il Green Park di Albisola

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Prosegue la corsa ad ostacoli dell’iniziativa per realizzare alle spalle di Albisola il mega-parco giochi e avventura Green Park Albasole. Il Tar Liguria, nel dicembre dello scorso anno, aveva respinto il ricorso collettivo presentato da 11 residenti di Albisola Superiore che avevano impugnato gli atti di programmazione urbanistica approvati dall’Amministrazione comunale e dalla Regione Liguria. Ma i soccombenti hanno proposto appello al Consiglio di Stato.  Contro i ricorrenti si sono nupovamente costituiti in giudizio sia il Comune di Albisola Superiore, sia la Regione e il soggetto promotore dell’intervento, la società Il Garofano di Genova. In primo grado il ricorso, esaminato dal  Tribunale Amministrativo ligure, era stato dichiarato inammissibile.

Il procedimento riguarda un piano urbanistico operativo che interessa un’area di oltre 200.000 mq e prevede la sistemazione di una zona scarsamente antropizzata, con l’apporto e la movimentazione di terre e rocce da scavo provenienti dalle opere del Terzo Valico. La realizzazione del parco, che comprenderà attrazioni sportive, strutture di servizio e parcheggi, comporterà anche interventi sulla viabilità di collegamento e su un corso d’acqua.

Il Tar, con la sentenza del 2018, aveva giudicato fondate le eccezioni di inammissibilità del ricorso per carenza di interesse, in quanto gli atti urbanistici impugnati non riguardavano “aree in cui sono compresi gli immobili della parte ricorrente” e  non contenevano “previsioni ritenute idonee a pregiudicarli direttamente”. La distanza delle proprietà dei ricorrenti è infatti compresa tra un minimo di 2,20 km e un massimo di 3,59 km dai confini del progetto parco. Né possono essere evocati rischi per la salute che potrebbero essere cagionati dal conferimento di terre da scavo contenenti amianto, “non essendo stato allegato alcun elemento atto a dimostrare la fondatezza di un’ipotesi” definita “fantasiosa” dai promotori dell’iniziativa. Ricorso inammissibile, quindi, e, conseguentemente, respinta anche la domanda di risarcimento dei danni, “peraltro formulata – osservano i giudici – in termini inammissibilmente generici”. Ora si attende l’ultima decisione, quella del Consiglio di Stato.

 

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