Prima la siccità poi la troppa pioggia dimezzano la produzione di miele

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Da levante a ponente compromessa la produzione di miele della stagione: la siccità di marzo seguita dal meteo particolarmente capriccioso di aprile e maggio, con vento, pioggia e sbalzi termici considerevoli, ha vanificato il lavoro delle api, che a malapena hanno trovato nettare sufficiente da portare nell’alveare per nutrirsi. È quanto riporta Coldiretti Liguria per sottolineare i gravi problemi patiti dal settore, importante tassello dell’economia agricola locale, che conta in regione circa 1.200 addetti che si occupano di 26.000 alveari, per una produzione media di 40 kg di miele all’anno per cassa.

Il maltempo di questo periodo ha compromesso molte fioriture e la sopravvivenza delle api, le quali non hanno potuto raccogliere il nettare, fatto che, in molte zone, ha richiesto agli apicoltori stessi di intervenire per nutrirle. La sofferenza delle api è uno degli effetti dei cambiamenti climatici in atto che sconvolgono la natura e si manifestano con la più elevata frequenza di eventi estremi con sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo.

Lo scorso anno la produzione di miele nazionale finale è stata di 22.000 tonnellate grazie soprattutto al Centro e al Nord Italia, ma questa annata sembra decisamente peggiore. “Anche nella nostra regione – afferma Coldiretti Liguria – la produzione di miele al momento è praticamente azzerata: le perdite più gravi si hanno sul miele d’acacia, che potrà contare un minimo di produzione nelle zone dove la pianta non era ancora in fioritura, ma solo se smetterà di piovere”.

La Liguria è produttrice di mieli pregiati, a partire dalla “specialità della casa”, ossia il miele di castagno prodotto nell’entroterra ligure, per arrivare alle tipologie di miele di carattere più commerciale, come  il millefiori e il miele di acacia, pur non mancando produzioni di mieli più particolari come quello di erica o di melata. L’entroterra ligure è un ambiente particolarmente salubre per le api, ma nonostante questo i cambi climatici registrati non hanno risparmiato nessuna area: al momento si può già considerare dimezzata la produzione 2019.

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