Superstrada di Vado: soldi dell’Authority (11 milioni) gestiti dalla Provincia

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Chi fa cosa. Lo stabilisce il protocollo d’intesa sull’adeguamento ai futuri flussi di traffico della strada intercomunale – meglio conosciuta come strada a scorrimento veloce – che unisce il piazzale di Bossarino, a Vado Ligure, con il casello autostradale di Savona. A firmarlo sono la Regione Liguria, la Provincia di Savona, l’Autorità di Sistema Portuale ed i Comuni di Vado Ligure, Quiliano e Savona, questi ultimi in qualità di enti pubblici proprietari del tratto in cui la strada – lunga circa 3 chilometri – attraversa i rispettivi territori comunali.

Chi fa cosa e, soprattutto, con quali soldi. I soldi li mette l’Autorità di Sistema Portuale Genova Savona, in quanto principale “responsabile” dell’incremento dei volumi di traffico che saranno generati dall’entrata in funzione del terminal contenitori di Vado. Si tratta di 11,1 milioni di euro, da utilizzare per la progettazione e l’esecuzione dei lavori. Queste risorse saranno trasferite alla Provincia di Savona che si impegna “a reperire” il progetto delle opere da mettere a base di gara nonché a gestire tutte le fasi dell’appalto attraverso la propria Stazione Unica Appaltante. Oltre a questo si occuperà degli espropri che si dovessero rendere necessari nonché a convocare la conferenza dei servizi per l’approvazione del progetto.

Quest’ultimo sarà basato sull’ studio di fattibilità sviluppo dalla società Autostrada dei Fiori e ceduto gratis agli enti pubblici. Ovviamente le varie fase progettuali dovranno passare attraverso l’approvazione degli organi competenti dei tre Comuni. I quali, da parte loro, si impegnano ad autorizzare l’opera e, a lavori completati, “a classificare la strada nella categoria C del Codice della Strada”. Sembrerebbe, questo, un innocuo adempimento burocratico, ma significa qualcosa di più.

La categoria C comprende le strade extraurbane secondarie: strade ad unica carreggiata con almeno una corsia per senso di marcia e banchine.  Qualcosa di radicalmente diverso rispetto alla categoria B (strade extraurbane principali), caratterizzata da carreggiate indipendenti o separate da spartitraffico invalicabile, ciascuna con almeno due corsie di marcia e banchina pavimentata a destra, priva di intersezioni a raso. Certo non potevano essere sufficienti 11 milioni di euro e lavori di manutenzione straordinaria per riclassificare la strada di scorrimento, però quei 3 chilometri potrebbero essere costretti a sopportare in un anno un flusso valutabile in più di un milione di autotreni carichi di containers in uscita e entrata nel porto di Vado.

Il significato di questa scelta sta tutto nel significato di “by pass” temporaneo che il Comune di Vado Ligure ha inteso dare ai lavori lungo il collegamento Bossarino – Savona o “superstrada”, come con qualche esagerazione viene anche indicata. Perché la soluzione vera, per gli amministratori vadesi (ma anche per la comunità savonese nel suo insieme), deve restare quella del nuovo svincolo sull’Autofiori sopra Bossarino: se la strada di scorrimento diventasse un percorso comparabile con quello di un’autostrada, l’ipotesi casello di Bossarino potrebbe rapidamente scomparire dalle mappe.

I Comuni proprietari, in base al protocollo, completato l’adeguamento, dovranno occuparsi delle spese di gestione e di quelle di ordinaria e straordinaria manutenzione. Ma l’argomento, che ha anch’esso qualche risvolto spinoso, “sarà oggetto di un successivo accordo” tra gli enti, da sottoscrivere prima della conclusione dei lavori, “finalizzato eventualmente ad individuare il futuro soggetto che sarà il gestore unitario del tratto stradale”.

Qui sembra un po’ echeggiare il represso malumore di Savona e di Vado Ligure nei confronti del Comune di Quiliano che, nonostante sia “azionista di minoranza” della strada di scorrimento, ha piazzato due micidiali autovelox nel tratto di sua competenza, riuscendo a incassare ogni anno circa un milione e mezzo di euro dalle infrazioni comminate soprattutto a pendolari vadesi, savonesi e turisti. Probabilmente ci sarà una richiesta di riequilibrio finanziario attraverso il “gestore unitario”, tanto più che la manutenzione di una strada ininterrottamente percorsa da autotreni rischia di costare parecchio e nessuno degli enti proprietari (o quantomeno due tra essi) naviga nell’oro.

 

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