Sottotetti di Andora: accolti 12 ricorsi su 15 (anche per una “firma illeggibile”)

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Cinque (e più) anni fa, nel dicembre del 2013 ad Andora, i carabinieri della Procura e i tecnici dell’Ufficio Edilizia Privata del Comune avevano accertato che i sottotetti di un condominio di recente costruzione, in via Marchese Maglione 3, erano stati trasformati in mansarde, rendendoli quindi abitativi, configurando così un cambio di destinazione d’uso rispetto a quanto previsto dalla licenza edilizia, che li definiva “locali di sgombero”. Contestualmente con la segnalazione delle irregolarità all’autorità giudiziaria, il Comune di Andora aveva avviato il procedimento amministrativo per le violazioni alle norme urbanistiche. Ai proprietari coinvolti nella vicenda dei sottotetti del condominio Residenza Riccardo, una quindicina, gli uffici municipali intimarono di demolire le opere realizzate e ripristinare lo stato dei locali, pena – in base alla legge regionale 16 del 2008 – l’acquisizione di diritto e gratuita delle mansarde irregolari al patrimonio del Comune. I proprietari, come primo provvedimento, chiesero la sospensione del provvedimento e avanzarono richiesta di sanatoria. Che però venne negata, facendo scattare quindici ricorsi al Tar per chiedere la revoca del diniego.

Ricorsi in parte diversi, in quanto diverse erano le irregolarità contestate, ma un unico legale a sostenere le tesi dei proprietari, il genovese Luigi Piscitelli, impegnato in un complesso confronto con il legale del Comune, Mauro Vallerga, anch’egli di Genova. Ancor più complesso, probabilmente, il compito dei giudici amministrativi per venire a capo di una serie di questioni complesse, se non cavillose. Il risultato è emerso nei giorni scorsi con le 15 sentenze pronunciate. Il bilancio, in termini numerici, ha dato ragione ai proprietari, che hanno ottenuto l’annullamento degli atti in 12 casi, mentre soltanto tre sono stati i ricorsi respinti, con la conferma del diniego alla sanatoria.

In otto occasioni i giudici del Tar hanno accolto la tesi secondo cui la sanzione comminata dal Comune, una sorta di “confisca” degli immobili, appariva sproporzionata rispetto alle irregolarità riscontrate: non erano state realizzate nuove unità immobiliari autonomamente utilizzabili, ma i sottotetti erano rimasti un elemento accessorio all’appartamento sottostante; la presenza di arredi e impianti non sarebbe rilevante in quanto non esisterebbe alcuna norma tale da escludere che un “locale di sgombero” non possa essere arredato o attrezzato con impianti come quelli contestati. Non vi sarebbe quindi stato alcun mutamento della destinazione d’uso, ma solo l’uso improprio del locale di sgombero.

E’ pacifico, secondo il Tar Liguria, che non vi è stata variazione delle dimensioni del sottotetto, e questo elemento consente di escludere che le irregolarità possano essere sanzionate ai sensi dell’articolo 45 della legge regionale 16/2008 (demolizione o acquisizione al patrimonio pubblico). IN questi casi doveva essere applicato l’articolo 47 della stessa legge, ai sensi del quale gli interventi realizzati in parziale difformità dal permesso di costruire, “sono demoliti o rimossi a cura e spese dei responsabili dell’abuso”. E’ pur vero, aggiungono i giudici, che anche l’art. 47 contempla l’ordine di demolizione o ripristino, “l’errore commesso dal Comune” nella individuazione della norma applicabile comporta l’annullamento dell’atto impugnato.

In altri tre casi, più semplici, è stata accolta la richiesta di annullamento del rifiuto di poter sanare l’abuso edilizio.  Tenuto conto delle tre sentenze favorevoli al Comune, resta un’ultima sentenza, quella più curiosa, e comunque favorevole al proprietario interessato. In questo caso il ricorso è stato accolto “per l’impossibilità di imputare la sottoscrizione dell’atto”, ovvero non è stato possibile ai legali, ma neanche ai giudici, individuare chi aveva firmato il provvedimento con cui era stata negata la sanatoria dell’abuso. Il Tar definisce illeggibile la firma dell’atto, che reca due diciture (“il responsabile di Settore” e “il direttore dell’Area tecnica”, attraversate da un’unica sigla. La burocrazia è anche questa e qualche volta una buona lente di ingrandimento fa la differenza. In tutti e 15 i giudizi le spese legali sono state compensate.

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