Palazzo Nervi esce dall’emergenza: stop agli esodi “selvaggi”

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Dopo cinque anni di decreti, lacrime e sangue, la Provincia di Savona ha riacquistato la perduta “dignità di Ente intermedio”. E’ la considerazione espressa dal presidente Pierangelo Olivieri sottoscrivendo il provvedimento con cui mette la parola fine al ridimensionamento “selvaggio” degli organici anche con il ricorso a risoluzioni unilaterali del rapporto di lavoro, un metodo che rappresentava “una scelta pressoché obbligata poiché consentiva di ottenere risparmi di spesa a fronte della cessazione di rapporti di lavoro di dipendenti che comunque avevano raggiunto i requisiti richiesti dalla legge per il diritto a pensione ed era coerente con l’obbligo di contenimento della dinamica retributiva ed occupazionale dell’Ente”.

Il “decreto Delrio” del 2014 aveva lasciato pochi margini a Palazzo Nervi, costretto a dimezzare la spesa di personale, riducendolo a meno di 200 unità e con quasi 180 esuberi da gestire. L’obiettivo è stato raggiunto ed ha consentito di scollinare tre anni di tagli indiscriminati di risorse e un referendum che avrebbe decretato la fine delle Province. Superato questo scoglio, le redini sono state allentate con la legge di bilancio 2018 che ha messo a disposizione risorse aggiuntive ed ha riaperto i primi spiragli assunzionali. E anche la legge di bilancio 2019 ha previsto nuovi fondi a favore delle Province. Sarebbero anche da aggiungere le buone notizie giunte a Palazzo Nervi sul fronte delle multe, con gli autovelox provinciali che in 10 mesi hanno “fotografato” verbali per 4 milioni di euro, assicurando, almeno sulla carta, un incasso netto intorno ai 2,5 milioni.

Cessato, quindi, l’allarme “default” e stop ai provvedimenti che favorivano le uscite di personale, anzi. Ora “quota 100” rischia di trasformarsi in boomerang per un Ente che, a fronte di un notevole ampliamento della platea di dipendenti che potrebbero comunque cessare dal servizio, si troverebbe ad affrontare negative ripercussioni sulla propria struttura organizzativa.

La Provincia di Savona ha quindi deciso non solo di rinunciare agli esodi obbligatori, ma ha regolamentato i collocamenti a riposo. I dipendenti potranno lasciare il lavoro al raggiungimento del requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia (67 anni di età per il 2019), ma l’Amministrazione provinciale sarà tenuta a trattenere in servizio i dipendenti che non abbiano ancora raggiunto il requisito di contribuzione minimo per la maturazione del diritto a pensione.

I dipendenti che raggiungono il diritto alla pensione anticipata potranno cessare dal servizio su domanda, che dovrà essere presentata all’amministrazione – in caso di accesso con la “quota 100” – con un preavviso di sei mesi così come previsto dal decreto legge 4/2019; negli altri casi di pensione anticipata dovranno essere rispettati i termini di preavviso stabiliti dal contratto di lavoro.

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