Aumenta in Liguria il territorio a rischio frane: l’allarme di Confagricoltura

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“Il ruolo di ‘custodi del territorio’ degli agricoltori va riconosciuto, ricordato, incentivato”. Confagricoltura Liguria, con una nota del presidente Luca De Michelis e del direttore regionale Andrea Sampietro, commenta i dati forniti dall’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) relativi al rischio frane ed esondazioni. Dai numeri emerge che oltre il 58% del territorio ligure (3.148 chilometri quadrati) è a rischio frane, superficie che risulta in leggero aumento (10 kmq in più) rispetto alla precedente rilevazione biennale. Inoltre, l’8,4% del territorio, pari a 454 kmq, è soggetto a rischio idraulico: sono 111 i kmq ad alto rischio, 153 a rischio medio e 189 a basso rischio. Complessivamente, circa i due terzi della Liguria risultano esposti ai rischi naturali, in parte per colpa della conformazione del territorio e in parte a causa delle attività umane.

Per effetto dei mutamenti climatici, dell’abbandono di molti terreni agricoli e della maggiore impermeabilizzazione del suolo (urbanizzazione), gli effetti distruttivi conseguenti al dissesto idrogeologico del territorio (frane, alluvioni) tendono ad aggravarsi, in un contesto generale già precedentemente critico per l’insufficienza degli interventi di prevenzione. Precisa il direttore di Confagricoltura Sampietro: “Secondo una stima del ministero dell’Ambiente (2014), le zone agricole sono, dopo strade e ferrovie, le aree maggiormente colpite dai danni da frane provocati dall’intensità delle precipitazioni meteoriche. Sono conseguentemente, fra le vittime, molti gli agricoltori, sorpresi da temporali e fenomeni alluvionali mentre cercavano di mettere in sicurezza gli animali e i beni strumentali delle proprie aziende (sul posto o in strada per raggiungere l’azienda)”.

“All’aggravarsi del dissesto idrogeologico contribuisce – aggiunge il presidente De Michelis – la crescita dell’urbanizzazione e quindi del suolo denaturalizzato e ‘impermeabilizzato’, ovvero del cosiddetto consumo di suolo. Dalla metà degli anni ’50, l’incremento del suolo urbanizzato è stato pressoché costante, attestandosi intorno a +164% nel 2017, con la superficie nazionale interessata che è passata dal 2,9% al 7,6%. E anche qui in Liguria qualche Comune vorrebbe sostituire terreni agricoli con parcheggi”.

Le conseguenze di frane e alluvioni sono più gravi anche per la riduzione della superficie territoriale destinata all’uso agricolo, conseguente in parte all’urbanizzazione, e in parte all’abbandono della coltivazione delle zone meno produttive, rimaste senza il presidio degli agricoltori e delle relative sistemazioni idraulico-agrarie del suolo.

 

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