Ministero e Autostrade “sparano” (a salve) sulla Croce Bianca di Savona

DSCF4723

Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, Anas, Autostrade per l’Italia, Atlantia Spa: quasi un plotone di esecuzione che per quasi vent’anni ha sparato sulla Croce Bianca (di Savona). Ma che dopo essere stato fermato due anni fa dal Tar Liguria, si è dovuto arrendere nei giorni scorsi davanti ai giudici del Consiglio di Stato. Una contesa giudiziaria scaturita dalla mancata restituzione alla Pubblica Assistenza di un terreno lungo il tracciato autostradale Albisola – Savona, espropriato nel 1983 per ragioni di pubblica utilità e in parte non utilizzato. Per anni la Croce Bianca aveva invano chiesto di rientrare in possesso dell’area non interessata dai lavori, ma non aveva ricevuto alcuna risposta.

Fino alla decisione, nel 2016, di far valere le proprie ragioni davanti al Tribunale Amministrativo Regionale ligure, che aveva ritenuto fondato il ricorso con l’obbligo di provvedere alla restituzione del terreno non utilizzato e con la nomina, qualora la situazione non fosse stata risolta entro 90 giorni, del prefetto di Savona come commissario “ad acta”.

Ministero, Anas e società Autostradali hanno fatto a gara nel dichiarare la propria “incompetenza” in materia, a respingere le accuse di “inerzia” ed a tentare di accollarsi a vicenda eventuali responsabilità. Autostrade Spa (poi Atlantia, in sede di appello al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar Liguria, ha sostenuto che fin dal 1997 aveva emesso la dichiarazione di inservibilità delle aree trasmettendo ad Anas il parere favorevole alla restituzione dell’area. Anas ha affermato di aver espresso il proprio “nulla osta” nel 1999, facendo anche presente che le competenze in materia di vigilanza e controllo delle concessioni autostradali erano nel frattempo passate al ministero delle Infrastrutture e Trasporti. Tiutti d’accordo, invece, sul fatto che sul piano giudiziario la competenza doveva essere del Tribunale ordinario e che comunque il problema avrebbe dovuto risolverlo il prefetto.

In totale disaccordo, il Consiglio di Stato ha sentenziato che la dichiarazione di inservibilità non risultava da alcun atto (e che anzi Autostrade per l’Italia nel 2015 ha ventilato la possibilità che quelle aree potessero ancora servire) e che la competenza era e restava del giudice amministrativo. Appello infondato, quindi, e partita vinta per la Croce Bianca, che da parte sua non si era neanche scomodata a costituirsi nel giudizio. IL Consiglio di Stato, addossando le spese agli enti e alle società autostradali, ha concluso con il rituale richiamo all’autorità amministrativa perché la sentenza sia eseguita. Sarà sufficiente?

 

You may also like...