Distrutta da un incendio la sede di Savona dell’Autorità Portuale

Authority in fumo

Dopo l’autonomia hanno perso anche la sede, causa incendio. L’avveniristico palazzo a sei piani occupato dal gennaio 2017 dai dipendenti dell’Autorità Portuale non accasati a Genova, è stato avvolto ieri per alcune ore da fiamme e fumo. Avrebbe dovuto rappresentare, nell’immaginario di chi l’aveva pensato e di chi l’aveva progettato, la celebrazione di uno porto che negli anni Duemila macinava record di traffici, con numeri e prestigio in forte crescita. Doveva essere per l’Authority la soluzione ad un problema di immagine non indifferente, quello di avere una sede all’altezza dei programmi di sviluppo destinati a raggiungere il top con l’attuazione delle opere del nuovo piano regolatore. E che invece era costretta a gestire tutti gli affari portuali da un anonimo condominio residenziale affacciato sulla Vecchia Darsena.

La soluzione che a suo tempo era sembrata a portata di mano si trovava un centinaio di metri alle spalle della sede di quel condominio, ed era Palazzo della Rovere, del tutto abbandonato dopo il trasloco dell’Ufficio delle Entrate, nel 2000. La circostanza dell’abbandono spinse l’Autorità Portuale a studiarne la ristrutturazione, il progetto 545, affidandone la gestione al Provveditorato Regionale alle Opere Pubbliche. L’idea era di occupare solo una parte del Palazzo, impegnando una cifra intorno ai 3 milioni di euro, ma l’iniziativa si arenò per la mancanza di dialogo tra proprietario (il Demanio) e l’aspirante inquilino, da pretese economiche e normative che l’Authority giudicò inaccettabili e che furono ritenute impraticabili anche da altri enti.  Si sa come è andata a finire, con la cessione gratuita del palazzo al Comune, tuttora in cerca di soldi per trovargli una sistemazione.

Il progetto 545 fu definitivamente abbandonato nel 2008 quando l’Autorità Portuale sottoscrisse un protocollo d’intesa con il Comune di Savona finalizzato alla costruzione ex novo della sede dell’Authority sulle aree al di là dei varchi per un costo, da progetto definitivo, di 7 milioni e 900 mila euro. Un edificio su sei piani, a forma di nave, con uffici disponibili per ogni futuro ampliamento di organico. Il palazzo venne completato nel 2016, giusto alla vigilia dell’accorpamento del porto di Savona con quello di Genova. Per qualche mese è rimasto vuoto, in attesa di disposizioni da Palazzo San Giorgio, sede centrale di quell’Authority di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale che ha declassato l’avveniristica struttura savonese a ufficio distaccato per pochi addetti.  Che, ovviamente, dovranno trovare nell’immediato una nuova sistemazione, forse in un condominio.

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