Crollo di Ponte Morandi: ora rischia anche il casello di Bossarino

 

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Il braccio di ferro sulle concessioni autostradali rischia di complicare la realizzazione del nuovo casello Autofiori di Bossarino, by-pass fondamentale per evitare che i contenitori movimentati al terminal Apm di Vado Ligure si riversino in massa sul nodo logistico di Savona-Zinola, saturandolo. L’opera, prevista dall’aggiornamento dell’Accordo di Programma tra Regione Liguria, Autorità di Sistema Portuale, Provincia di Savona e Comune di Vado Ligure, allargato alla società per l’Autostrada dei Fiori (gruppo Gavio), prevede un investimento – a carico della concessionaria autostradale – di 34 milioni, a cui si aggiungeranno 9 milioni anticipati dall’Authority portuale per la sistemazione della superstrada tra Porto Vado e il casello di Savona. In questo modo si pensa di evitare il collasso del sistema logistico nel tempo che passerà tra l’arrivo delle prime portacontainers al terminal (tardo 2019)  e la previsione di entrata in funzione del by-pass di Bossarino (2022-2023).

Autofiori non ha mai fatto mistero di considerare l’investimento su Vado strettamente legato all’allungamento della concessione sul tratto di autostrada tra Savona e Ventimiglia, provvedimento che consentirebbe alla società di recuperare le risorse investite. Il problema era già noto, in quanto la concessione andrà a scadenza già il 30 novembre 2021, ovvero ancor prima che il casello di Bossarino possa essere completato. Non solo, ma oltre a chiedere un congruo allungamento dei tempi della concessione, il gruppo Gavio ha rivendicato un adeguamento tariffario che solo in parte ha ottenuto nel corso degli ultimi anni.

Nell’autunno del 2017, con il ministero delle Infrastrutture e Trasporti, Autostrada dei Fiori Spa ha sottoscritto un “atto aggiuntivo” che ha definito il piano economico-finanziario quinquennale della società, compresi gli investimenti programmati, da rivolgere, in particolare, al miglioramento della sicurezza. Impegno diventato ora cruciale e prioritario, dopo la tragedia di Ponte Morandi. Di qui il rischio che l’iter del progetto e della costruzione del nuovo casello di Vado Ligure perda il carattere di urgenza che la situazione richiede.

Anche perché, come appare evidente, ci sono non poche incertezze sul futuro della concessione che scadrà fra tre anni. Il governo ha fatto chiaramente intendere di essere contrario ai rinnovi, preferendo la nazionalizzazione del settore o, nella meno traumatica delle iniziative, ipotizzando l’affidamento in concessione attraverso gare pubbliche che prevedano un’ampia rivisitazione delle condizioni (pedaggi più leggeri, un massimale di 315 km in concessione al singolo operatore, normative più stringenti).  Il gruppo Gavio, in passato, ha sostenuto che l’Autostrada dei Fiori non genera ricavi sufficienti per le opere necessarie di ammodernamento, giustificando così la necessità di aumentare le tariffe.  Entrando in rotta di collisione con l’opinione dell’attuale governo, ma anche in dissenso con quelli precedenti, anche perché nel 2017 Autofiori ha distribuito 42,5 milioni di utili ai soci, di cui 30 milioni incamerati dall’azionista di controllo. La tragedia di Genova ha ora cambiato radicalmente le prospettive. Ancorché non direttamente coinvolte, le società autostradali del gruppo Gavio – che in Borsa fanno capo alla finanziaria Sias – hanno lasciato sul terreno, in un mese, il 20% del loro valore, passando da 15 a 12 euro per azione. Unica consolazione è che un crollo in Borsa è più accettabile del crollo di un ponte. Ma, appunto, è solo una consolazione, che non risolve i problemi.

 

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