Ripascimento spiagge: Marina di Varazze batte Comune e bagni marini

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Partita persa, davanti al Consiglio di Stato, per il Comune di Varazze e tre stabilimenti balneari che intendevano addebitare a Marina di Varazze, la società che gestisce il porto turistico, gli interventi di ripascimento della spiaggia nel tratto compreso tra il pennello dei Bagni Roma e la foce del torrente Teiro. La quarta sezione del Consiglio di Stato ha ribaltato la sentenza del Tar Liguria che in primo grado aveva invece dato ragione all’amministrazione comunale ed agli imprenditori balneari, respingendo il ricorso che Marina di Varazze aveva presentato contro l’ordinanza del sindaco che imponeva l’esecuzione del ripascimento. I giudici di secondo grado, accogliendo il ricorso in appello di Marina di Varazze, hanno definitivamente chiuso la vicenda, annullando l’ordinanza e compensando le spese di giudizio. Assieme al Comune, si erano costituiti i Bagni Nettuno, i Bagni Roma e i Bagni Margherita Beach, mentre si era da subito defilata la Regione Liguria, chiamata in causa per una nota del Settore Ecosistema Costiero che intimava ai gestori del porto turistico di procedere al ripascimento.

Tutto ruotava intorno all’interpretazione della convenzione sottoscritta tra Comune e Marina di Varazze prima della costruzione del porto. Un articolo prevedeva che Marina di Varazze (allora Giostel) si dovesse far carico non solo del mantenimento dell’agibilità nautica dell’imboccatura portuale ma anche dell’eventuale insabbiamento e del mantenimento dell’assetto di riva “attuale” del tratto di costa compreso tra i Cantieri Baglietto e la foce del torrente Teiro.

L’Università di Genova, in uno studio sulla tendenza evolutiva delle spiagge varazzine, stimava in circa 20 mila metri cubi di sabbia il volume del ripascimento annuo necessario “allo stato attuale” (cioè prima della costruzione del porto). L’allora Giostel si impegnava a mettere a disposizione gratuita del Comune tutti i quantitativi di sabbia dragati e non necessari alla costruzione del porto ed a eseguire monitoraggi periodici dell’arenile, confrontandoli con l’assetto definito dallo studio dell’Università. Si impegnava inoltre ad effettuare il ripascimento delle aree di spiaggia che fossero risultate erose.

Verifiche della Regione consentirono di stabilire che “la linea di riva nel tratto compreso tra l’ex Molo Barilon ed il pennello dei Bagni Roma ha subito, in seguito ai versamenti realizzati dal concessionario, un avanzamento medio di 13 metri. Nel contempo, il tratto compreso tra il pennello suddetto e la foce del Teiro è rimasto sostanzialmente stabile”. E ancora: “Il volume complessivo della spiaggia emersa e sommersa è complessivamente aumentato di circa 70.000 mc tra il nuovo porto e il pennello dei bagni Roma, mentre nel restante tratto si è verificata una diminuzione complessiva pari a circa 3.000 mc”. Di qui la richiesta a Marina di Varazze di mettere in atto il ripascimento.

Era il 2012 e Marina di Varazze replicò sostenendo di essere obbligata al ripascimento “solo in relazione ai fenomeni di erosione dovuti alla costruzione del porto, eccedenti l’ordinario e cronico depauperamento del tratto di costa in questione, quantificato in 20.000 metri cubi annui, dovuto alla azione delle correnti, e non a quelli dovuti ad altre cause non riconducibili alla nuova opera portuale”. Di qui l’ordinanza di provvedere e il ricorso al Tar, che nel 2016 ha dato ragione al Comune. La sentenza del Tar è stata impugnata davanti al Consiglio di Stato che l’ha ribaltata.

Proprio il riferimento al “rilievo iniziale” eseguito dall’Università di Genova, secondo i giudici romani, “evidenzia come le parti non abbiano inteso accollare al concessionario un obbligo che includa ogni sorta di depauperamento derivante da fenomeni erosivi e che prescinda dall’incidenza sui medesimi delle opere relative al porto turistico. E’ evidente che il monitoraggio periodico, proprio per la possibile interferenza tra fenomeni naturali e opere portuali, è finalizzato a individuare se e in che modo queste ultime incidano sui fenomeni erosivi”.

Ovvero, non può farsi carico al concessionario l’obbligo di provvedere a sue spese sempre e comunque al ripascimento necessario. Lo stesso monitoraggio regionale del 2009, inoltre, non aveva evidenziato un’erosione ma anzi un incremento della linea di riva per un tratto e una sostanziale stabilità per altro tratto. La stessa nota della Regione, infine, non contiene alcun riferimento ad un qualche nesso tra il futuro (ipotizzato) arretramento della spiaggia – al momento della sua emanazione non ancora verificatosi – e la struttura del porto turistico, il movimento dei natanti da diporto e, in generale, le opere portuali, “mentre l’obbligo di ripascimento a carico della concessionaria richiede, invece, il previo accertamento di tale correlazione”.

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