Sui dragaggi a Vado il Consiglio di Stato ammette: il Comune aveva ragione

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Il Comune di Vado Ligure si è preso una rivincita nei confronti del Consiglio di Stato che nel 2015 lo aveva condannato a pagare 30 mila euro di spese processuali a ministero dell’Ambiente, Regione Liguria, Provincia di Savona, Autorità Portuale di Savona, APM Terminals e Grandi Lavori Fincosit. Spese, tra l’altro, a cui tutti i beneficiari avevano rinunciato, accettando “la compensazione delle spese di lite”, ovvero ognuno si paga le proprie.

Tutto questo in seguito al contenzioso aperto dalla precedente amministrazione comunale (sindaco Attilio Caviglia) nei confronti della Regione, che nel novembre 2011 aveva autorizzato l’avvio delle operazioni di dragaggio propedeutiche all’inizio dei lavori per la piattaforma Maersk.  La causa, dopo un passaggio al Tar (sfavorevole al Comune), era finita davanti al Consiglio di Stato. Ma si era già nel 2014 e le elezioni comunali avevano portato ad un cambio di maggioranza e ad un cambio di opinioni. La nuova giunta (sindaco Monica Giuliano) tra i primi atti aveva deciso di rinunciare al ricorso al Consiglio di Stato.

I dragaggi, nel frattempo, si erano conclusi e i lavori per la piattaforma Maersk iniziati. Tutto finito e amici come prima? Non proprio, perché il Consiglio di Stato, nel dichiarare improcedibile l’appello “per sopravvenuta carenza di interesse dell’appellante”, aveva condannato il Comune di Vado Ligure al pagamento delle spese processuali alle controparti.

Il Comune di Vado, aveva protestato, sventolando l’accordo con Regione, Authority, Ministero e gli altri, e si era affrettato a proporre un nuovo ricorso, questa volta per far cambiare il dispositivo della sentenza: non causa “improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse” ma causa “estinta per rinuncia”. Come in effetti avrebbe dovuto apparire chiaro.

La sentenza con le spese a carico del Comune è del 2 febbraio 2015. Ma ci sono voluti tre anni perché il Consiglio di Stato riconoscesse che si era “al cospetto di un errore”. E se in precedenza l’amministrazione vadese era sembrata “cornuta e mazziata”, ora va preso atto che “tutto è bene quel che finisce bene”. Con una doverosa appendice: questa volta, per evitare altri problemi, il Consiglio di Stato ha scritto bene in chiaro che anche le spese di quest’ultimo giudizio dovranno essere compensate.

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