L’Università di Torino studia una mini-rivoluzione per le colture di Albenga

aromatiche albenga

Al via, in questi giorni ad Albenga, il “progetto dimostrativo” Ecozac ,approvato dalla Regione Liguria e focalizzato sulla verifica della validità di recentissimi studi del Disafa dell’Università degli Studi di Torino. “Il progetto – precisa Luca De Michelis, presidente di Confagricoltura Liguria – mira a verificare in campo gli studi universitari che potrebbero generare una piccola ma significativa ‘rivoluzione’ nella coltivazione delle aromatiche della Piana”.

Il progetto infatti vuole dimostrare l’efficacia dell’utilizzo di bio erbicidi di origine vegetale nel processo produttivo di piante aromatiche in strutture protette e in pieno campo. Non solo: al di là dell’ovvio beneficio di sostenibilità ambientale, vi sono ritorni economici anche in termini di costo del lavoro. “Ad oggi infatti – continua De Michelis –  le uniche operazioni di scerbatura attuabili in pieno campo, soprattutto, ma anche in serra, sono o quella manuale o quella con l’uso di dischi, messi sul vaso per impedire la fiorescenza di erbe e malerbe”.

Da studi di Confagricoltura emerge che in un’azienda media ingauna, con un ettaro di superficie in pieno campo,  dove si coltivino 16 piante per metro quadrato, si spendono 7 centesimi/vaso per i dischi protettivi che risolvono, in parte, il problema delle malerbe, ma che si accompagnano spesso allo sviluppo di muschi sulla superficie dei dischi causando problemi di innaffiatura regolare e costante penetrazione di concime.

Sostituendo ai dischi la scerbatura manuale si va incontro ad un notevole aumento dei costi di produzione, dovuto al fatto che su quell’ettaro di superficie devono lavorare almeno 10 uomini per 10 ore ciascuno, dovendo ripetere almeno tre volte l’operazione nel corso della stagione (costo orario medio per un operaio specializzato è di 11,57 euro).

Grazie all’Università di Torino, verrà testata un’innovativa serie di prodotti “naturali” e sostenibili per la gestione delle specie infestanti, volti alla riduzione delle sostanze chimiche in agricoltura, ovvero di erbicidi di origine naturale: erbicidi botanici o bio erbicidi. “Se il progetto, come spera Confagricoltura Liguria, dimostrerà la sua validità tecnica ed economica – conclude De Michelis –  assisteremo sulla Piana ad una piccola rivoluzione nella coltivazione delle aromatiche”.

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