Rapporto assenteismo nei Comuni: Celle Ligure “maglia nera” in Liguria

Celle lig

Presentato questa mattina a Roma, il rapporto 2017 del centro di ricerca Ermes fotografa un segmento della Pubblica amministrazione, quello dei dipendenti comunali, sotto uno dei profili meno virtuosi e comunque messi all’indice: l’assenteismo. Dove si scopre, ad esempio, che a Locri, poco più di 12 mila abitanti in provincia di Reggio Calabria, malattie, congedi, permessi e ferie hanno tenuto fuori ufficio, in media, i dipendenti del Comune per 99,4 giorni in un anno. Al contrario, almeno stando ai dati ufficiali, non mancano casi-limite, da Biassono (Monza e Brianza, 14 giorni di assenza medi a testa, meno delle ferie contrattuali) a Mussomeli (Caltanissetta, 18,1 giorni).

I dati, molto variegati, sono relativi al 2015, riguardano 2.297 Comuni con più di 5 mila abitanti e più di 10 dipendenti e indicano una media nazionale di assenze retribuite in un anno pari a 50,2 giorni (tra cui 31 giorni di ferie e 10 di malattia). Portano inoltre ad una conclusione non scontata: nei Comuni piccoli, dove gli organici sono più ridotti e c’è in genere più spirito di squadra ma anche più controllo reciproco, le assenze sono minori (46,1 giorni in media, ferie comprese), mentre l’indice sale al crescere delle amministrazioni fino a raggiungere il massimo (51,4 giorni) dove i dipendenti sono più di mille.

La Liguria veleggia mediamente a centro classifica, con punte di merito per il Comune di Genova con 47,9 giorni di assenza pro capite (77° posto tra i 102 capoluoghi analizzati) e il Comune di La Spezia (49,3 giorni, 72° posto), mentre Savona è più sopra con 52 giornate (48° posto) e Imperia addirittura nella “top ten” (in senso negativo) con 57,9 giorni di assenza per ogni dipendente (7° posto). Ma nella graduatoria assoluta, la maglia nera a livello regionale spetta a due Comuni (e strutture comunali) di ridotta classe dimensionale: Ortonovo, nell’estremo levante, con 69,2 giornate di assenza annue, e Celle Ligure (nella foto), che con 69 giornate è al 24° posto su quasi 2.300 comuni.

Se il Comune di Celle è in evidenza per i giorni pro capite di assenza dei dipendenti comunali (anche se in un comune con organici limitati è facile che il dato risenta di una o più situazioni particolari), lo è anche per quanto riguarda un secondo indicatore della ricerca Ermes, ovvero l’importo pro capite (cioè per abitante) delle risorse finanziarie che i comuni hanno acquisito attraverso entrate tributarie proprie (addizionale Irpef, Imu, Tasi, Tari e altri tributi municipali). Sui 3 mila comuni presi complessivamente in considerazione, Celle è al nono posto assoluto, con 1.456 euro pro capite accertati dagli uffici nel 2015, di cui l’87,7% è stato effettivamente riscosso. La media nazionale è molto più bassa, 553 euro (di cui solo il 76% riscosso).

Pur essendo al 9° posto, peraltro, Celle non è in questo caso il primo a livello provinciale. Incassa infatti di più Alassio che con 2.042 euro pro capite (di cui l’89% incassato) è al 5° posto in Italia, in una graduatoria aperta da Livigno (3.654 euro grazie alla zona extradoganale), Cortina d’Ampezzo (2.280 euro) e Forte dei Marmi (2.193 euro). In effetti tutti i Comuni ai primi posti sono noti per essere località turistiche che possono contare su rilevanti entrate per Imu (seconde case) e (anche) tassa di soggiorno. Al 10° posto è infatti Pietra Ligure (1.455 euro), al 14° Finale Ligure (1.305 euro) e al 16° Ceriale (1.264 euro). Peraltro mentre Finale riscuote l’80,5% dei tributi e Ceriale arriva addirittura al 93,8%, Pietra Ligure, secondo la ricerca del centro Ermes, basata su dati della Ragioneria dello Stato, non riesce ad andare oltre il 59,6%, vale a dire che per ogni 10 euro accertati nel 2015, ne ha incassati solo 6.

 

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