Braccio di ferro tra Comune di Vado e AZ Arreda: la Regione si defila

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La Regione Liguria ha rinunciato a resistere davanti al Consiglio di Stato contro la sentenza con cui il Tar Liguria, lo scorso anno, aveva accolto il ricorso della società AZ Arreda, annullando gli atti assunti dal Comune di Vado Ligure, dalla Provincia di Savona e dalla stessa Regione che di fatto avrebbero impedito l’apertura di una grande struttura di vendita di mobili e arredamenti sull’area delle ex officine Ferrero. La Regione, sentiti i dirigenti degli Affari legali e del Settore commercio, è giunta alla conclusione che “non si ravvisa l’interesse dell’Amministrazione alla partecipazione al giudizio”. La Provincia di Savona, da parte sua, aveva già rinunciato a costituirsi davanti al Tar Liguria.

A proseguire la battaglia legale in sede di Consiglio di Stato è rimasto quindi il solo Comune di Vado Ligure dopo che i giudici amministrativi di Genova avevano riconosciuto la fondatezza del ricorso presentato dall’azienda di Sale Langhe (Cuneo), pur non accogliendo la richiesta di risarcimento presentata “in quanto il danno non si era materialmente configurato”.

L’azienda era stata invece invitata dal Tar a riavviare l’iter di approvazione dell’iniziativa attraverso il riesame del progetto alla luce dei principi indicati dalla sentenza e ad attivare il percorso di conferenza dei servizi tenendo conto che nel frattempo la normativa regionale in materia è stata modificata. L’area al centro della causa giudiziaria (in basso a sinistra nella foto) è stata sede, storicamente, dell’Ilva Ferroviaria, poi Sinigaglia, infine delle Officine Meccaniche Ferrero. Da decenni è in stato di abbandono, nonostante vari progetti di recupero produttivo, di lottizzazione immobiliare e di area servizi (polo ecologico). Il piano urbanistico comunale ne prevede la destinazione ad attività commerciali.

L’azienda di Sale Langhe aveva osservato che la bocciatura del progetto era stata motivata con il fatto che mancava una pre-condizione, ossia la destinazione specifica per la tipologia di merce proposta (arredamenti).  A questo proposito il Tar aveva sottolineato il principio della liberalizzazione commerciale, che poteva avere come limiti solo quelli connessi alla tutela della salute, dei lavoratori, dell’ambiente, incluso l’ambiente urbano, e dei beni culturali: motivazioni insussistenti nel caso di una struttura adibita alla vendita di mobili.

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