Equilibrio tra entrate e spese: Urbe comune più virtuoso, Magliolo in coda

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Lo stato di salute dei bilanci comunali è legato all’equilibrio tra entrate e spese. In particolare i conti sono meno preoccupanti quanto più con le entrate correnti (tributarie, trasferimenti da Stato o Regione, extratributarie) si riesce a far fronte alle uscite ordinarie (spese per il personale, acquisto di beni e servizi, ecc.). I problemi arrivano le entrate ordinarie non bastano e occorre provvedere alla quadra con proventi straordinari, quali la vendita di immobili (case, terreni, partecipazioni societarie).

L’associazione OpenPolis è andata a spulciare i bilanci degli oltre ottomila comuni italiani, facendo la somma delle entrate correnti e dividendola per la somma delle uscite correnti. In questo modo ha ottenuto un rapporto che, moltiplicato per 100, rappresenta la percentuale di copertura delle spese con i proventi ordinari: se l’indicatore vale 100 significa che l’equilibrio di bilancio è ragiunto. Sopra quota 100 il comune spende meno di quanto incassa, sotto questa quota, invece, il comune è in difficoltà e deve finanziarsi con entrate straordinarie. Dall’indagine è risultato che il 27% degli enti locali italiani ha dovuto vendersi qualcosa per far quadrare il bilancio (i dati sono relativi ai consuntivi 2014).

Problemi loro, delle amministrazioni comunali? No, problemi per tutti gli amministrati, perché se un comune prevede di vendere un palazzo nel centro storico per pagarsi un po’ di spese, e poi non riesce a venderlo, non ha che due strade di fronte: o taglia la spesa, cioè i servizi, o aumenta le tasse.  Per dare due indicazioni: Bastiglia, comune del Modenese, ha la situazione migliore, con una quota pari al 543%, ovvero le entrate rappresentano più di cinque volte la spesa; Margherita di Savoia, in Puglia, ha quella peggiore con le entrate correnti che coprono appena il 12,9% delle spese.

In provincia di Savona non esistono situazioni così estreme, ma le differenze territoriali sono sensibili. Il comune più virtuoso è proprio il più piccolo per dimensioni, Massimino, con un indicatore di 138,73, vale a dire che le entrate sono quasi del 40% superiori alle spese correnti. Seguono Pietra Ligure con 137,51, Cisano sul Neva 134,26, Urbe 128,81, Cosseria 128,36, Andora 127,37, Stellanello 121,49 e Borghetto Santo Spirito 121,40.

Sotto quota 100, ovvero con qualche sofferenza, sono soltanto sette comuni, con punta negativa per Magliolo, che è a quota 78,31: più o meno come se incassasse 80 e spendesse 100 (sempre in termini di entrate e spese correnti). Mallare, che nella graduatoria dei comuni virtuosi è al penultimo posto, si avvicina già all’equilibrio, con 93,52; terz’ultimo è Toirano (94,53) e, a salire, Casanova Lerrone (96,68), Pontinvrea (96,88), Carcare (98,25) e Onzo (99,52). Tutti gli altri comuni sono sopra la linea di galleggiamento. Tra i maggiori, Savona è a 108,21, Alassio 117,93, Albenga 117,29, Loano 109,68, Varazze 108,92, Vado Ligure 105,91.

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