Italiana Coke: non basta lo screening, serve la valutazione d’impatto

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Strada ancora in salita per il rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale all’Italiana Coke di Cairo Montenotte. La Regione Liguria, a conclusione della procedura di verifica screening avviata su istanza dell’azienda nel febbraio scorso, ha disposto che lo stabilimento cairese sia sottoposto a valutazione di impatto ambientale per chiarire in modo esaustivo quali siano le conseguenze dell’attività (produzione di coke attraverso processo di distillazione del carbone fossile) sull’ambiente.

In effetti la scelta di andare oltre un semplice screening ambientale era obbligata, ha osservato il Dipartimento Territorio della Regione, per almeno due motivi. Ovvero perché pur essendo in attività da quasi 80 anni lo stabilimento di Bragno non è mai stato sottoposto a procedura ordinaria di Via e in quanto l’acqua necessaria al ciclo produttivo viene prelevata sulla base di una concessione di “grande derivazione” rilasciata con Regio Decreto del 21 novembre 1938. E le grandi derivazioni, a termini di legge, sono da assoggettare a procedura di Via regionale e di conseguenza, poiché il prelievo di acqua è fondamentale per il ciclo produttivo, l’assoggettamento a Via del procedimento di rinnovo della concessione di derivazione coinvolge necessariamente tutto l’impianto.

La richiesta di passare alla procedura di Via era stata sollecitata anche dalle associazioni ambientaliste (WWF Savona, Osservatorio Nazionale Amianto, Legambiente Val Bormida, Associazione Vita e Ambiente di Cairo Montenotte) che avevano sollecitato, in sede di eventuale rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale, prescrizioni che impongano all’azienda l’adozione delle migliori tecnologie disponibili e una serie di monitoraggi sulla qualità dell’aria.

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