Albergatori: “storico” incontro per dire no alla tassa di soggiorno

loano

L’ipotesi di reintrodurre la tassa di soggiorno ha avuto un primo effetto, quello di riunire intorno allo stesso tavolo – quello della Sala Magnano, alla Camera di Commercio di Savona – associazioni di operatori turistici che da una ventina di anni procedono in ordine sparso e sottodiverse bandiere: la più rappresentativa (Upasv, Unione Albergatori della Provincia di Savona) è nell’orbita di Federturismo Confiondustria: Federalberghi è parte integrante di Confcommercio, così come Faita, l’organizzazione degli imprenditori del turismo all’aria aperta (camping); Assoturismo, infine, riunisce gli operatori turistici che aderiscono alla Confesercenti.

Tutte queste sigle erano presenti questa mattina, ai massimi livelli territoriali, per ribadire la loro ferma opposizione al nuovo balzello che andrebbe ad appesantire il prezzo dei soggiorni nei Comuni della Liguria. L’incontro è stato organizzato dall’Upa di Savona a Palazzo Lamba Doria con la partecipazione di Angelo Berlangieri, presidente Upasv; Andrea Valle, presidente Federalberghi Savona; Gabriele Fasoli, coordinatore provinciale Confesercenti; e di Barbara Bugini, presidente regionale Faita. “Mettere a rischio la competitività di un settore economico attraverso l’imposizione di una tassa indiretta su consumatori e turisti – hanno sottolineato – rappresenta una delle peggiori scelte possibili in materia di politica economica. Creare nuove tasse indirette anziché utilizzare meglio i proventi della già presente e pesante tassazione ordinaria è un concetto sbagliato”.

E questo è ancora meno applicabile nel caso del ponente ligure, nelle province di Savona o Imperia, destinazioni turistiche alquanto differenti dalle altre sia in Liguria sia in Italia. “Da noi, infatti – ha sottolineato Berlangieri -, vengono turisti fidelizzati, che tornano nel tempo e più volte nel corso dell’anno, per lo più famiglie ed esponenti del ceto medio, fascia sociale in grande sofferenza in Italia e in Europa, sui quali una tassa in più inciderebbe notevolmente. Ulteriore fattore che ci rende contrari, l’iniquità dell’imposta, che colpisce una categoria come quella degli albergatori e dei campeggiatori, i quali stanno vivendo un momento di grande fragilità, dove anche solo 1 euro può fare la differenza”.

Non solo, ma c’è anche da considerare che nelle località dove si applica la tassa di soggiorno, il cliente ha a disposizione la carta di soggiorno, ovvero tutta una serie di vantaggi, con cui acquistare e utilizzare servizi a prezzi più bassi. Dunque, il turista paga un po’ di più, ma ha in cambio un servizio. “Nel nostro caso – ha aggiunto -, faremmo pagare maggiormente, senza offrire alcunché in cambio. Questo evidenzia ulteriormente il perché tale proposta sarebbe difficilmente applicabile, sul nostro territorio. Per tutelare davvero le imprese del territorio, gli amministratori locali, al posto di proporre nuove tasse, dovrebbero fare esattamente il contrario: puntare a rendere la riviera sempre più accogliente e mantenerla un’area affrancata dalle tasse”.

“Abbiamo trovato un punto d’intesa comune per condurre la nostra battaglia contro la tassa di soggiorno, a tutela sia dei nostri ospiti che ci hanno dato fiducia, come dimostra la lieve ripresa delle presenze e degli arrivi, sia degli operatori che hanno deciso di investire per adeguarsi alle nuove esigenze del mercato. Proprio per questo la tassa di soggiorno sarebbe una mazzata difficile da accettare” ha detto Barbara Bugini.

“In località dove spesso mancano servizi e un progetto d’accoglienza complessivo per il turismo e per il turista, si andrebbero a colpire le imprese di un settore chiave per l’economia ligure – ha osservato Fasoli -. La tassa di soggiorno andrà inoltre a favorire il mercato nero del turismo, quello delle case-vacanza. Tra l’altro è dimostrato dai dati che l’introduzione della tassa di soggiorno non ha avuto ricadute positive nelle località turistiche dove è stata introdotta”.

“Non vorrei che dopo aver visto che la stagione è stata positiva subito è iniziata la corsa per colpire gli imprenditori turistici – ha concluso Andrea Valle -. Ricordo che la tassa di soggiorno non è una tassa di scopo, ma servirebbe solo per fare cassa e coprire i buchi dei Comuni. Il nostro è quindi un ‘no’ grosso come una casa”.

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