Area di crisi: quando anche il nome non porta fortuna

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Sarà anche di “area vasta” e “complessa”, ma è pur sempre area di crisi e già la definizione è poco rassicurante. Quella che il ministro dello Sviluppo Economico ha firmato nei giorni scorsi è la Dichiarazione ufficiale che la situazione economica di 21 Comuni della provincia di Savona, e dei loro 58 mila abitanti, è allarmante. Nell’ordine, si tratta dei 18 Comuni della Valle Bormida, più Villanova d’Albenga, Vado Ligure e Quiliano, questi ultimi in quanto sedi delle grandi aziende maggiormente in sofferenza (Piaggio, Bombardier, Tirreno Power). Gli altri 48 Comuni, in ogni caso, non è che stiano meglio.

La Dichiarazione, secondo specifica legge, serve sostanzialmente ad attivare misure di sostegno al reddito, allungando nel tempo e rafforzando tutti gli ammortizzatori sociali disponibili. Il sostegno si estenderebbe poi agli investimenti, auspicati, sollecitati, da favorire con ogni mezzo, ma non quantificabili. Ma questa è la seconda fase, tutta da costruire e da conquistare, supertando collaudate e immancabili resistenze.

Per ora si resta alla prima fase, quella dell’assistenza a chi ha perso il lavoro o rischia seriamente di perderlo. L’“area di crisi”, in questo senso, è immediatamente percepita, perché, una volta dichiarata e riconosciuta rende disponibili i mezzi utili a tenere sotto controllo un problema sociale. Ma questa stessa definizione appare inadeguata se si allunga l’orizzonte alle misure rivolte al rilancio dell’economia, ovvero allo sviluppo. Anche se la Dichiarazione è stata firmata dal ministro che allo Sviluppo Economico è preposto. I prossimi mesi (o anni) daranno delle risposte e delle soluzioni, sperando che vadano nella direzione che la comunità savonese si attende. Per ora non resta che rivolgere un fugace pensiero ad una precedente e altrettanto solenne Dichiarazione. Quella che indicò la Valle Bormida come “area ad alto rischio di crisi ambientale”. A chi storceva il naso e faceva gli scongiuri, si disse che era solo un innocuo tecnicismo, che peraltro avrebbe consentiti di attirare sull’entroterra savonese una pioggia di investimenti e un nuovo sviluppo. Il tempo sarà galantuomo, si disse anche allora. In realtà le uniche grandi piogge che si videro furono quelle delle alluvioni, le fabbriche che dovevano essere difese chiusero ad una ad una.

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