Quote arretrate: Acts porta la Provincia in Tribunale

Palazzo NerviNel 2014 il conto economico dell’Azienda Consortile Trasporti Savonese (Acts) era finito in rosso per 269 mila euro. A determinare il risultato negativo, pur in sensibile miglioramento rispetto all’anno precedente, era stato il mancato versamento da parte della Provincia di Savona della quota parte (254.637 euro) che si era impegnata a versare nell’ambito del piano industriale approvato il 29 novembre del 2007. A decidere l’esito del braccio di ferro, ad un tempo politico ed economico, tra l’Amministrazione provinciale e la società consortile sarà il Tribunale di Savona al quale Acts si è rivolta il 15 dicembre scorso presentando un ricorso ex articolo 702 del Codice di Procedura Civile.  Il Tribunale ha fissato l’udienza per il prossimo martedì 8 marzo; Acts sarà rappresentata dall’avvocato Giacomo Buscaglia mentre la Provincia sarà patrocinata dall’avvocato Gianluca Ercole.

La Provincia aveva giustificato il mancato versamento con il fatto che Acts non aveva rivisto il piano industriale dell’azienda, ma a pesare erano certamente stati i tagli governativi alle entrate di Palazzo Nervi che hanno provocato tutta una serie di disimpegni a cominciare dalla volontà di dismettere la partecipazione nella stessa Acts. Che nel frattempo sta completando le procedure di incorporazione nella controllata società operativa TPL Linea Srl. Il cambiamento degli assetti societari non ha tuttavia fermato le iniziative rivolte ad ottenere il pagamento delle quote arretrate. Nei mesi scorsi il presidente Acts, Ettore Molino, in una lettera indirizzata ai sindaci azionisti aveva chiesto il rispetto dei patti sottoscritti. Presidente e consiglieri provinciali, a loro volta, avevano chiesto di trovare una “soluzione politica” ma Acts, dopo aver inviato diffide e minacciato cause, si è rivolta al giudice.

E’ tuttavia ancora possibile una soluzione extragiudiziale della vicenda . La provincia, nel corso di incontri con Acts e rispettivi legali, ha proposto di azzerare il debito (a quello del 2014 se ne è nel frattempo aggiunto uno di uguale importo relativo all’esercizio 2015) rinunciando alla partecipazione azionaria detenuta nell’azienda trasporti.

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