Cairo, parcelle salate per la centrale a biomasse

 

DSCF0819Non sarà stato il bagno di sangue che i pessimisti temevano, ma la sentenza con cui il Tar Liguria nel novembre scorso ha condannato il Comune di Cairo Montenotte a risarcire il danno per non aver autorizzato Ferrania Technologies a costruire la centrale a biomasse legnose sulle aree dello stabilimento, continua a far male. L’Amministrazione comunale intende presentare ricorso al Consiglio di Stato per azzerare o avere almeno uno sconto sui 920 mila euro di risarcimento da corrispondere all’azienda, ma nel frattempo ci sono da sistemare i conti con i consulenti ingaggiati per fronteggiare quella che si annunciava come una colossale richiesta danni (26 milioni di euro).

 

Nei giorni scorsi il Comune ha liquidato il consulente tecnico di parte nel procedimento giudiziario Roberto Lorusso Caputi con la somma di circa 43 mila euro da aggiungere ai 23 mila (più Iva e contributi) già versati in precedenza. Una parte del compenso era variabile, in dipendenza al danno eventualmente risultante dalla sentenza del Tar. Che sicuramente ha dato una vistosa sforbiciata alle richieste di Ferrania Technologies, ma in fondo c’è pur sempre quasi un milione di euro da pagare in tempi non certo floridi per le casse comunali.

D’altra parte la sentenza del Tar Liguria si è espressa chiaramente sulla responsabilità del Comune quando “mediante inutili aggravi procedimentali, lede l’interesse legittimo del privato al rilascio del permesso di costruire”.  La vicenda è nota quanto annosa. La società aveva presentato istanza per la realizzazione della centrale a biomasse nell’ambito dell’Accordo di programma per il rilancio della Valle Bormida, sottoscritto nel 2006 anche dal Comune di Cairo Montenotte.  Il progetto fu approvato sia dalla Regione Liguria (Valutazione di Impatto Ambientale) sia dalla Provincia di Savona (Autorizzazione Unica a costruire), ma non dall’Amministrazione comunale che avrebbe dovuto rilasciare la licenza edilizia. I conseguenti ricorsi si conclusero con la pronuncia del Consiglio di Stato, nel 2012, che accertava il diritto della società al rilascio del permesso di costruire. Di qui la causa per danni proposta dall’azienda davanti al Tar.

La decisione del giudice amministrativo è stata che il diritto a realizzare e gestire la centrale a biomasse era “pieno ed incondizionato” e che il Comune di Cairo non aveva “alcun margine di discrezionalità in vista del rilascio del titolo edilizio”. Il Tar ligure ha riconosciuto il nesso di causalità tra la condotta del Comune e il danno “da ritardo”, in quanto “la mancata, tempestiva realizzazione dell’impianto era dipesa unicamente dalle difficoltà e dagli ostacoli illegittimamente frapposti dal Comune”.  Di conseguenza, i giudici hanno accolto la richiesta di risarcimento del danno, circoscrivendolo, tuttavia, al solo “danno emergente”, ovvero ai costi inutilmente sostenuti. Evitando, appunto, il male maggiore.

 

 

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